La legge, in Italia, è come l'onore delle puttane.
(Curzio Malaparte)
A prescindere se Marco Travaglio vi è simpatico o meno, è il caso di leggere questo suo appello relativo alla nuova "legge" che impedisce ai magistrati di fare intercettazioni telefoniche e ai giornalisti di pubblicarle.
Annuncio fin d’ora che continuerò a informare i lettori senza tacere nulla di quel che so. Continuerò a pubblicare, anche testualmente, per riassunto, nel contenuto o come mi gira, atti d’indagine e intercettazioni che riuscirò a procurarmi, come ritengo giusto e doveroso al servizio dei cittadini. Farò disobbedienza civile a questa legge illiberale e liberticida. A costo di finire in galera, di pagare multe, di essere licenziato.
Al primo processo che subirò, chiederò al giudice di eccepire dinanzi alla Consulta e alla Corte europea la illegittimità della nuova legge rispetto all’articolo 21 della Costituzione e all’articolo 10 della Convenzione europea sui diritti dell’uomo e le libertà fondamentali (“Ogni persona ha diritto alla libertà d’espressione. Tale diritto include la libertà d’opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche…”, con possibili restrizioni solo in caso di notizie“riservate” o dannose per la sicurezza e la reputazione).
Mi auguro che altri colleghi si autodenuncino preventivamente insieme a me e che la Federazione della Stampa, l’Unione Cronisti, l’associazione Articolo21, oltre ai lettori, ci sostengano in questa battaglia di libertà. Disobbedienti per informare. Arrestateci tutti.
Marco Travaglio
Per aderire lasciate un vostro messaggio all'interno dei commenti di questo post o inviate una mail a: arrestatecitutti@gmail.com e ricordatevi di dare il consenso a pubblicare il vostro nome nell'elenco delle adesioni.
L’ex ministro dell’Interno Antonio Gava nei giorni scorsi ha ottenuto, dalla sezione Equa riparazione della Corte di Appello di Roma, un risarcimento di 140mila euro perché per 13 anni è stato sottoposto ad un processo che poi lo ha mandato assolto in tutti e tre i gradi di giudizio. Era stato accusato dalla Procura di Napoli di concorso esterno in associazione mafiosa.
Gava aveva chiesto un risarcimento di 38 milioni (milioni) di euro per danni materiali e morali provocati da un’accusa infamante: essere colluso con i clan. Dunque, Gava è stato assolto e proprio perché innocente è stato successivamente risarcito. La notizia è stata pubblicata da molti giornali (il primo è stato il Corriere del Mezzogiorno) con il dovuto risalto. Se l’ex ministro è risultato innocente bisogna solo prenderne atto, tanto più che il risarcimento è l’ulteriore conferma dell’inconsistenza delle accuse di contiguità con la camorra. Bene. Ma qui di seguito propongo brani contenuto nella sentenza della Corte di Assise di Appello dai quali si evince che se sul piano penale Gava non può essere condannato, sotto il profilo delle responsabilità politiche e morali il suo atteggiamento è decisamente discutibile. Perdonatemi la citazione: ma i brani della sentenza di secondo grado li ho pubblicati nel libro “I boss della camorra”, nel capitolo dedicato ai rapporti tra i clan e la politica. Magari i giornali avrebbero potuto pubblicarli per dare ai lettori una informazione più completa. Ma, evidentemente, a nessuno interessa. Spero possa interessare ai pochi che transitano sul mio blog.
1) «…ritiene
2) «Va altresì sottolineato come l’imputato avesse piena consapevolezza dell’influenza esercitata dalle organizzazioni camorristiche operanti in Campania sulla formazio-ne e/o l’attività e del collegamento dei politici locali con i camorristi, sicché non potrebbe neanche ritenersi che egli si sia interessato della politica locale senza rendersi conto del fenomeno della compenetrazione della camorra nella vita politica, alla cui gestione avrebbero provveduto, a sua insaputa, gli esponenti locali della corrente».
3) «Ora appare evidente che la consapevolezza da parte dell’imputato dell’infiltrazione camorristica nella politica campana, insieme allo stretto rapporto mantenuto dallo stesso con gli esponenti locali della sua corrente e con le istituzioni politiche del territorio medesimo, nonché all’omissione dei possibili interventi specifici e concreti di denuncia e lotta al sistema oramai instauratosi in zona, costituiscono elementi indiziari di rilievo da cui potersi dedurre la compenetrazione dell’imputato nel si-stema medesimo, secondo quanto posto in rilievo dalla Pubblica Accusa».
4) «…inoltre il Gava, come si è già rilevato, non risulta essersi concretamente attivato, quale capocorrente della Dc o nelle sue funzioni ministeriali, per porre un argine al fenomeno della contaminazione politica-criminalità nel territorio campano; come in particolare nessuna iniziativa ha adottato per la sospensione dei consiglieri comu-nali, di cui pur conosceva la contiguità alla camorra, sospensione resa possibile dal-la Legge entrata in vigore quando era ancora ministro degli Interni e indicata dai difensori come una manifestazione della sua volontà di lotta alla camorra. Va sotto-lineato il ben diverso comportamento del successivo Ministro degli Interni, Scotti, il quale sollecitò le iniziative dei prefetti per l’eventuale scioglimento di una pluralità di consigli comunali sospettati di infiltrazione camorristica, subito dopo l’entrata in vigore della modifica legislativa che prevedeva appunto la possibilità di sciogli-mento dell’intero consiglio comunale o provinciale»
UN REPORTAGE SU SAGGI, ROMANZI E DVD DEDICATI ALLE MAFIE. DA LEGGERE.
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Codice-Gomorra/1990327&ref=hpsp
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Pianura, abusi edilizi «nascosti» dai sacchetti
Sequestrati un villino e un laboratorio costruiti nei giorni della rivolta anti-discarica: gli altri in piazza, loro a tirare su mattoni
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Sono scattati i sigilli e la denuncia per due persone: il proprietario della villetta e il pasticciere, che è di origini siciliane. Saranno invece identificati nei prossimi giorni, dopo ricerche al catasto e alla conservatoria, i proprietari dei suoli pronti per le nuove costruzioni. La sorte degli edifici abusivi dipende ora dagli altri apparati comunali, in particolare dal servizio antiabusivismo edilizio retto dal generale Antonio Gagliardo. Il quartiere di Pianura e quello di Soccavo sono quelli in cui l'abusivismo edilizio è più massiccio. Diffuso lo è anche altrove: a Posillipo e a Chiaia, per esempio, verande, soprelevazioni e cambi di destinazioni d'uso sono numerosissimi. Ma per mole delle costruzioni e quantità di cemento la periferia occidentale non è seconda a nessuno.
Lo dimostrano il numero e il tipo dei sequestri compiuti dalla polizia municipale nel 2007: 204, quasi tutti per abusi di grave entità (realizzazione di manufatti, sbancamenti, apertura di strade, ampliamenti). È bastato che le strade di Pianura fossero impraticabili per pochi giorni ed ecco costruiti due edifici: una villetta di 150 metri quadri, al grezzo, con un livello interrato di pari quadratura, e un laboratorio di pasticceria di 200 metri quadri, con tanto di parcheggio per i furgoni che devono caricare la merce. La villetta, già verniciata di giallo, è celata alla vista dei passanti da teloni azzurri. Gli operai stavano ultimando l'impermeabilizzazione del tetto con la guaina d'asfalto. Giallo anche il laboratorio, dove si preparavano senza autorizzazioni e controlli di alcun tipo dolci per una pasticceria che da anni ha sede a Pianura. Nuovi di zecca i macchinari, già installati e funzionanti. Nell'ambito dei controlli, inoltre, è saltata fuori anche una sopraelevazione illegale in via Masseria Grande.
Titti Beneduce
Corriere del Mezzogiorno 12 febbraio 2008
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Lo scenario internazionale I proventi della droga restano la prima fonte del riciclaggio.
Ma emergono due fenomeni: contraffazione e traffico di metalli preziosi C’è anche il Vaticano tra le «lavanderie» Stati Uniti primi, Italia quarta. L’allarme dell’Unicri (Nazioni Unite): ora è più difficile intercettare i flussi
È come cercare di svuotare il mare con un secchiello. Oppure provare a fermare a gesti una mandria di bufali in corsa. Inutile illudersi, la lotta al riciclaggio internazionale di denaro sporco è un’impresa titanica. Lo sanno anche all’Unicri di Torino. L'Unicri è l'Istituto delle Nazioni Unite preposto alla ricerca, formazione, cooperazione tecnica e diffusione delle informazioni sulla prevenzione del crimine e la giustizia. La struttura opera nell’attività di contrasto al crimine organizzato transnazionale, soprattutto per la tratta di esseri umani, prevenzione del terrorismo, della corruzione e di nuovi crimini emergenti quali contraffazione, crimini informatici e reati contro l'ambiente. L'Unicri conduce inoltre programmi di formazione del personale inviato nelle zone di mantenimento della pace in tema di contrasto alla tratta di esseri umani. «L’attività di formazione naturalmente riguarda anche i temi del denaro sporco — precisa Duccio Mazarese, consulente Unicri per la lotta al riciclaggio — ed è rivolta alla magistratura e agli enti di investigazione. Cerchiamo inoltre di promuovere la cooperazione internazionale formale e informale per agevolare i contatti e accelerare le procedure che altrimenti con le rogatorie diventano lunghissime». A cercare di monitorare i flussi di denaro che attraversano il globo da una parte all’altra ci sono le Fiu (Financial intelligence unit) che mettono sotto la lente grandi banche dati alla ricerca di flussi irregolari (al di sopra dei 12.500 euro qualsiasi transazione risulta sospetta). «Ci sono due elementi su cui far leva — spiega Mazarese — i flussi anomali di denaro e quelli che confluiscono a elementi politicamente esposti (per sospetta corruzione). Però si tratta di indicatori, piccole spie che si accendono all’interno dei grandi flussi finanziari che vedono ancora la droga come il settore di gran lunga leader del riciclaggio. A seguire c’è il traffico d’armi, la contraffazione e il traffico dei metalli preziosi (tra cui quelli utili per i programmi nucleari)». Dunque restano i narcotrafficanti colombiani i maggiori attori del riciclaggio mondiale, veri professionisti che investono spesso sul grande mercato Usa. A loro si ispirano emuli nostrani come Matteo Messina Denaro. Non a caso diverse stime internazionali indicano gli Usa al primo posto tra i paesi lavanderia ma l’Italia si guadagna il quarto posto accompagnata dalla Città del Vaticano che viene incredibilmente segnalata all’ottavo posto. I sistemi utilizzati variano: dalle più sofisticate operazioni finanziarie, alla polverizzazione delle cifre affidate ad anonimi affiliati che servono a riempire il mercato di piccoli capitali. «Intanto non bisogna dimenticare — precisa Mazarese — che quasi sempre circa il 70% dei proventi del malaffare viene investito in spese personali (auto, case, viaggi, lusso in genere). Il resto viene reinvestito con metodi molto complessi che spesso sono stati oggetto di studi universitari. Tutto viene registrato e catalogato da sofisticatissimi software utilizzati dai database internazionali. Malgrado tutto però, i database sono molto utili a individuare il reato che sta dietro al riciclaggio un po’ meno a contrastare il riciclaggio di per sé, annegato in un’inondazione di attività finanziarie mondiali». Il fenomeno più in crescita degli ultimi anni è invece la contraffazione, via alternativa per incassare proventi e per riciclare denaro sporco. L’ultimo rapporto dell’Unicri, che include dati forniti dai governi e dalle organizzazioni internazionali, sottolinea la vastità del fenomeno della contraffazione: una pratica criminale in costante crescita che minaccia consumatori ed economie. Secondo la Commissione Europea la contraffazione ammonta al 5-7% del totale del mercato legale. L'Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico (Oecd), invece, sostiene che l'equivalente di più di 200 miliardi di dollari del commercio internazionale sarebbe costituito da prodotti contraffatti o pirata. I settori produttivi più colpiti dal fenomeno sono i giocattoli, l’abbigliamento e i farmaci.
(CORRIERE DELLA SERA ONLINE 29 GENNAIO 2008)
(lo dice l'Eurispes, non la Lega Nord)
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L'allarme
Rapporto Eurispes: Criminalità, in Campania il 50 per cento dei mafiosi dell'intero Sud
Maglia nera per la penetrazione mafiosa alla provincia di Napoli
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I CITTADINI E L'ALLARME SICUREZZA - Secondo le stime l' Italia sta per toccare quota tre milioni di crimini denunciati. Ma un 30% di italiani vittime di reati ha preferito non fare la denuncia. A denunciare di piu' (77,3%) sono gli abitanti del Nord Est, i piu' restii vivono nelle Isole (51,8) e al Sud (39,1). L' aumento dei reati registrati tra il 2005 e il 2006 ha riguardato in particolare i reati di strada (borseggi, scippi...) che vedono in testa Genova, seguita da Bologna, Torino, Milano, Roma e Firenze. Aumentano (+17) anche le denunce di furti in abitazione.
LE FAMIGLIE ARMATE - Nel paragrafo dedicato al settore delle armi in Italia, l' Eurispes spiega che 'un vero e proprio arsenale parallelo circola nelle case degli italiani: sono circa 10 milioni le armi legali presenti in Italia, con almeno quattro milioni di famiglia che abbiano almeno una pistola. Nel 2007 le citta' piu' armate sono risultate Torino e Milano seguite da Roma e provincia. Il rapporto disegna anche un panorama dei reati di maggior allarme sociale. Per quanto riguarda furti e borseggi Bologna e Milano sono le citta' in cui si denuncia di più. Ogni ora in Italia vengono rubate 20 automobili (nel 2005-2006 si ebbe il 9 per cento in piu'). Per le rapine in banca le regioni piu' colpite sono la Sicilia e il Lazio. Campania, Sicilia e Puglia sono le piu' esposte ai furti nei negozi.
FURTI IN NEGOZIO - Piú rischi in Campania, Sicilia e Puglia. Il fenomeno cresce in Campania (+25,5%), Sicilia (+25%), Puglia (+19,4%). Anche nel Centro-Nord, tuttavia, vi sono regioni che registrano tassi molto elevati: il Piemonte (+15,9%), il Lazio (+16,3%) e la Lombardia (+13,8%). Le rare "isole felici" sono invece la Basilicata (+1,5%), il Trentino Alto Adige (+1,8%) ed il Molise (+2,3%).
FURTI D'AUTO - In Italia, ogni ora, vengono rubate ben 20 automobili. Nel confronto 2005-2006 il numero di auto rubate è sceso, complessivamente, di circa il 9%. Un dato positivo, anche alla luce dell'incremento del 3,3% che si era registrato nel 2005 rispetto all'anno precedente. Nel 2006, il numero di furti piú elevato è stato rilevato in Campania (31.239), nel Lazio (30.935), in Lombardia (28.606), in Puglia (18.337) e in Sicilia (16.465). Quanto alla tipologia di auto piú ricercate dai ladri spiccano la Fiat (30%) e la Volkswagen (15%).
25 gennaio 2008
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Clemente Mastella non è più ministro.
E, soprattutto, non è più il ministro della Giustizia.
La vicenda giudiziaria della famiglia Mastella suggerisce, a prescindere dall’esito dell’inchiesta della Procura di Santa Maria Capua Vetere, una serie di domande:
1) perché la signora Sandra Lonardo in Mastella è stata prima eletta in consiglio regionale (anche se solo con il cosiddetto ‘listino’) e poi è (addirittura) diventata presidente dell’assemblea?
2) E’ davvero così capace e competente da meritare una carica così importante?
3) E se è davvero così capace e competente, è possibile sapere dove, come e quando lo è diventata?
4) Oppure, come sussurrano i maligni, pur non avendo capacità e competenza alcuna è stata piazzata alla Regione solo perché imposta dal marito?
Clemente, intanto, si è dimesso da ministro della Giustizia. Lui ha detto di essere sereno. Ora lo siamo anche noi.
Lascia, invece, sconcertati l’applauso che ha accompagnato l’intervento di Clemente in Parlamento, quando uomini (?) di tutti gli schieramenti lo hanno incoraggiato mentre aggrediva i magistrati. I giudici hanno preso più di un abbaglio in questi anni, ma prendersela con chi indaga senza aver mai letto neppure un rigo dell’inchiesta la dice lunga sull’effetto-casta che scatta quando beccano uno di loro.